Vesuvio

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Stato di attività

Dalla sua ultima eruzione del 1944, il Vesuvio si trova in uno stato di quiescenza, sta cioè attraversando un periodo di riposo. Questo è caratterizzato da:
- bassa sismicità;
- assenza di significative deformazioni del suolo;
- variazioni del campo gravimetrico;
- caratteristiche fisico-chimiche delle fumarole.

Oggi non si registrano "fenomeni precursori" indicativi di una possibile ripresa dell'attività eruttiva a breve termine.

   

L'Osservatorio vesuviano sul sito dell'INGV, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia

Rischio vulcanico al Vesuvio

A causa dell'elevata urbanizzazione sviluppatasi negli ultimi decenni alle sue falde, in cui vivono più di 550.000 persone, il Vesuvio è oggi uno dei vulcani a rischio più elevato al mondo.
Esso si trova attualmente in uno stato di quiescenza, che vuol dire che sta attraversando un periodo di riposo e potrebbe riprendere l'attività eruttiva in un prossimo futuro.
Nel corso della sua storia, il Vesuvio è stato caratterizzato dall'alternanza tra periodi di attività eruttiva, con il condotto del vulcano aperto, e periodi di riposo, con il condotto ostruito.
I periodi a condotto ostruito sono caratterizzati da assenza di attività eruttiva e da accumulo di magma in una camera magmatica posta in profondità. Tali periodi sono stati sempre interrotti da eruzioni molto energetiche, alle quali hanno fatto poi seguito periodi di attività a condotto aperto con frequenti eruzioni effusive o esplosive di bassa energia.

L'eruzione del 1631 interruppe un periodo di riposo che durava da quasi cinque secoli. Dal 1631 al 1944 le eruzioni si sono susseguite intervallate da periodi di riposo di pochi anni.

Epigrafe fatta apporre su una lapide a Portici, dal Vicere di Napoli, dopo l'eruzione del 1631 (trad. it di G.B. Alfano e I. FriedLander)Gli studiosi ritengono che l'eruzione del 1944 abbia segnato la fine di un periodo di attività a condotto aperto e l'inizio di un periodo di quiescenza a condotto ostruito. Dal 1944 ad oggi infatti, il Vesuvio ha dato solo attività fumarolica e sciami sismici di moderata energia, senza deformazioni del suolo o variazioni significative dei parametri fisici e chimici del sistema. Alla luce del comportamento passato si prevede che, qualora l'attività dovesse riprendere entro qualche decennio, la prossima eruzione sarebbe di tipo sub-pliniano, simile a quella del 1631 o del 472.
Lo scenario dei fenomeni attesi prevede in tal caso la formazione di una colonna eruttiva sostenuta alta diversi chilometri, la caduta di bombe vulcaniche e blocchi nell'immediato intorno del cratere e di particelle di dimensioni minori (ceneri e lapilli) anche a diverse decine di chilometri di distanza, nonché la formazione di flussi piroclastici che scorrerebbero lungo le pendici del vulcano per alcuni chilometri.
Sono state così individuate le zone potenzialmente soggette ai diversi fenomeni previsti per le quali è stato elaborato un piano nazionale d'emergenza che prevede azioni differenziate.