Eruzione del Vesuvio del 1631

L'eruzione del 1631, con più di 4000 vittime, è stata l'evento più violento e distruttivo della storia recente del Vesuvio.

L'eruzione si verificò dopo un periodo di quiescenza durato circa cinque secoli, nel corso dei quali il Vesuvio si trovava in uno stato di attività a condotto ostruito.
L'eruzione, preceduta da fenomeni precursori macroscopici quali terremoti e deformazioni del suolo, cominciò alle 7 del mattino del 16 dicembre, a seguito dell'apertura di una frattura nel fianco sud-occidentale del vulcano, con la formazione di una colonna eruttiva che raggiunse un'altezza compresa tra 13 e 19 km. Questa fu immediatamente seguita dalla caduta di blocchi e lapilli nelle aree ad est e nord-est del vulcano, fino alle 6 del pomeriggio di quello stesso giorno.

Durante la notte tra il 16 ed il 17 dicembre si susseguirono esplosioni discrete in successione, accompagnate dalla caduta di ceneri e da forti manifestazioni temporalesche. Alle 10 del mattino del 17 dicembre alcuni flussi piroclastici furono visti scorrere lungo i fianchi del vulcano, distruggendo i paesi posti alle falde del vulcano. I flussi piroclastici raggiunsero il mare presso Torre del Greco e Torre Annunziata.
Nella notte tra il 16 ed il 17 dicembre, e nel pomeriggio del 17 si ebbe la formazione di lahars e di colate rapide di fango, causate dalle abbondanti precipitazioni, sia lungo i fianchi del vulcano che nelle piane a nord e a nord-est.
L'eruzione durò sole 48 ore e le fasi esplosive, responsabili della formazione dei flussi piroclastici, determinarono la parziale distruzione del cono del Vesuvio che si abbassò di oltre 450 m.